RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

Ricchezza oltre il Pil

Il manifesto 23 Luglio 2009

La prima impressione della protesta in piazza Montecitorio contro i tagli al FUS per me è stata di risalire ai tempi in cui il FUS è stato istituito… Alla metà degli anni Ottanta, come conseguenza (e tentativo di controllo) della spinta originata dalla stagione degli assessorati alla cultura, a Roma, Torino, Napoli… Le “estati” avevano spinto in alto (dati dell’Associazione per l’Economia della Cultura), il numero degli spettatori degli spettacoli invernali di teatro, musica, cinema, a parità di finanziamento statale… Il FUS non ha saputo produrre la stessa crescita, perché fin dall’inizio è stato concepito male (il Ministro era Franco Carraro), in maniera economicistica, come qualcosa che strizzava l’occhio all’impresa privata di spettacolo (qualcosa di molto diverso dallo spirito del Piccolo di Giorgio Strehler, del Laboratorio di Prato di Luca Ronconi o di Massenzio). Fa impressione che oggi si proponga la trasformazione totale dello spettacolo in un’impresa (tagliando ricerca, sperimentazione, innovazione), sia nei discorsi in piazza di Barbareschi e della Carlucci (che sbandiera la trasformazione del regime dell’impresa teatrale in quella della piccola e media impresa in un suo progetto di legge incautamente sottoscritto da molti deputati del PD) , sia nei “consigli per ripartire” di Piero Ostellino sul Corriere della Sera… La ricchezza che lo spettacolo può produrre va molto oltre i suoi effetti sul PIL, entra direttamente nella sfera del simbolico e della produzione di immaginario, il terreno su cui oggi competono le grandi potenze del mondo degli Anni Duemila, dagli USA di Hollywood all’Europa di Pina Bausch e Peter Brook al Brasile all’India di Bollywood… L’Italia sembra invece volersene ritirare, gettare la spugna, ripudiando la tradizione di Rossellini e di Pasolini, declinando il Festival di Venezia (o il Festival dei Poeti di Castelporziano, o la “città del teatro” del 1979 a Roma) secondo la logica del botteghino… un grande Bagaglino, star system e vallettopoli…  L’indignazione cresce se si collegano i tagli al FUS alla tecnica di ladro di caramelle con cui Tremonti le ruba al “bambino scemo” Sandro Bondi, che non accenna nemmeno una reazione, e soprattutto agli echi sinistri – tutti declinabili in salsa leghista padana – di questa ritirata dalla scena internazionale… L’ultimo momento in cui l’Italia si è presentata al mondo come un paese creativo (Armani e Versace, Transavanguardia, estati – che avevano impressionato la stampa di ) risale infatti agli ormai lontani Anni Ottanta. La preoccupazione dilaga se si considera che l’attacco non riguarda il FUS, ma tutto il bilancio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Sempre l’Associazione per l’Economia della Cultura ha calcolato che nel 2011 il Ministero non avrà – con i tagli previsti – nemmeno le risorse per pagare il personale. Questo significa smantellamento delle sopraintendenze, proprio mentre il paesaggio avrebbe particolare bisogno di tutela (il delirante piano casa); chiusura di molti musei; crisi degli istituti centrali. L’attacco è contro tutto ciò che ha a che fare con la cultura: la formazione, scuole ed Università (Francesco Giavazzi, apologeta della Gelmini e di Tremonti, resuscita lo slogan reaganiano: “Affamare la bestia finché diventa docile”), editoria e giornali, televisione (la RAI infeudata dai partiti, sottoposta al doppio controllo di un Consiglio di Amministrazione e di una Commissione parlamentare, pronta a ritirarsi (30%) dalla fiction – magari per nobilitare in modo postumo la gestione Saccà), persino la televisione privata (dove sono Freccero e Mentana? chi li ha sostituiti a Mediaset? ben pallida ombra è il Chiambretti del 2009…). Nello spettacolo e nella cultura tutto si tiene, il pubblico e il privato: ma se viene meno il pilastro dello spazio pubblico, dell’interesse pubblico, di valori in qualcosa condivisi anche nel conflitto, tanto più saldi quanto più capaci di generare conflito ed autonomia, non controllo e potere, è difficile resistere all’onda della paura, del razzismo, del ripiegamento nel particulare…  L’Italia 2009 assomiglia troppo a Palazzo Grazioli ed a Villa Certosa nel disprezzo per la cultura a favore di una volgare immagine di gaudente… Sia la bellezza del paesaggio italiano, sia l’immaginario che la parola Italia evoca sono beni non riproducibili. Quando sono compromessi, è quasi impossibile restaurarli. Colpisce che questa tragedia avvenga nel silenzio o nella banalizzazione, nelle scarse reazioni dell’opposizione parlamentare. Qualcosa che mi ha spinto – avendo bisogno della politica e mancando la politica – a candidarmi alla segreteria nazionale del PD, il partito che non c’è, che si avvia ad essere quello che non dovrebbe mai essere, e che servirebbe…

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