Perché ho scelto di capeggiare la lista Marino per le primarie del PD a Reggio Calabria

Perché ho scelto di capeggiare la lista Marino per le primarie del PD a Reggio Calabria, anziché in un collegio di Roma (una città per la cui storia politica credo di essere stato abbastanza importante, anche se mi imbarazza che questo venga riconosciuto più dal Secolo domenicale o dagli studiosi stranieri…) ?
Non ho scelto immediatamente di sostenere Marino segretario, avevo anzi l’ambizione di candidarmi in prima persona. Sono dunque un mariniano atipico. Marino, oltre che il candidato segretario che sostengo con convinzione, l’unico senza padri nobili occulti alle spalle, è anche la figura di un mio progetto, che non si esaurisce nel solo PD. Potrei definirlo un progetto a vocazione maggioritaria – lo propongo non solo al PD ma a Sinistra e Libertà, a Rifondazione, all’Italia dei Valori, a tutte le forze sociali, oltre che politiche, che si oppongono a Berlusconi…
Credo di avere infatti trovato il bandolo della matassa, il filo da tirare per sciogliere l’inestricabile gliommero in cui sembra essersi imprigionata la sinistra italiana e l’Italia. Perché l’Italia torni a essere un paese in cui è piacevole vivere e si può sperare in un futuro migliore, il filo da tirare è quello della cultura. Per spiegare la portata di questa possibile metamorfosi, Reggio Calabria è ancora più adatta di Roma, dimostra ancora meglio da quali guai ci potremmo liberare. Cominciamo dalla legalità. Credo sia abbastanza assodato, ormai, che il doppio assassinio di Falcone e Borsellino ha spezzato un’indagine giudiziaria concentrata sulle modalità di riciclaggio del denaro della mafia e della ‘ndrangheta… Se adesso spezzassimo a nostra volta questi meccanismi, e se spezzassimo il potere delle cosche… Che c’entra questo discorso con la cultura? Perché dobbiamo insistere sulla cultura per sconfiggere la mafia? Intanto per l’ovvia contrapposizione tra cultura intesa come rispetto delle differenze e del pluralismo, e l’intollerante violenza della “cultura” mafiosa, tutta avvolta su sé stessa.
Ma anche perché il riciclaggio è favorito dalla logica dei grandi trasferimenti di denaro, in cui tutti i gatti sono bigi, diventa impossibile controllare la catena dei subappalti… La cultura, se sapessimo spezzare le catene della logica dell’Auditel e dei grandi ascolti, che genera il monopolio, sarebbe regolata dalla concorrenza e dall’innovazione, dalla capacità, dunque da qualcosa di antitetico alle tenebre che consentono il riciclaggio. Il bene culturale più prezioso d’Italia è il paesaggio. E’ il paesaggio italiano che ha reso il viaggio in Italia la più alta esperienza formativa possibile nel Settecento e nell’Ottocento. Oggi questa ricchezza, formatasi attraverso i secoli, la stiamo rapidamente consumando per costruire qua una villetta, là un villaggio turistico, là un piccolo, qua un grande abuso… Ci sono voluti anni per accumulare un patrimonio che si distrugge in un giorno. Guardiamo Messina da Reggio! E’ una visione che ha affascinato già Peter Brueghel, all’inizio del Cinquecento… Ed immaginiamo questo stesso paesaggio con aggiunti i due piloni alti quattrocento metri necessari per sostenere il ponte… E se, invece di buttare i soldi nel pozzo senza fine della grande opera (con l’inevitabile sospetto del possibile riciclaggio…) procedessimo al restauro del paesaggio calabrese? Quante capacità tecniche, quanta intensità di lavoro per unità di capitale, potrebbe generare quest’obiettivo…
Ignazio Marino lo propone in tutto il contesto della sua mozione, mettendo in primo piano la competenza tecnica e la complessità del progetto. Pensiamo, guardando sempre di là dallo Stretto, alla tragedia di Giampilieri. Qualcosa che riguarda direttamente Reggio, perché è inutile proclamare autarchicamente la città metropolitana di Reggio, questa può esistere solo se Messina si aggiunge a Reggio. La cultura del paesaggio richiede che si dia priorità alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, e le fiumare di Reggio e di Messina intombate, cementificate, sopra le quali si sono costruite case, case, case sono il simbolo degli errori del passato e della necessità di correggerli. Prendiamo la cultura nella sua accezione più stretta, quella dei beni culturali, dei Musei. Il Museo della Magna Grecia di Piacentini si appresta a chiudere a tempo indeterminato, per dei lavori forse un po’ miopi, che sanno vedere la piazza De Nava che fronteggia il Museo, ma non il contesto territoriale che il nome Magna Grecia evoca. Per colmo di paradosso, i Bronzi di Riace – sulla cui fragilità ricorderò sempre l’allarme di Elena Lattanzi quando era sopraintendente – viaggeranno, non si sa bene dove né perché… e le alternative proposte, come la sede del Consiglio Regionale della Calabria, non sfuggono all’inconveniente di sembrare pensate più sulla misura della necessità rappresentative delle istituzioni che sulle necessità estetiche del cittadino… La cultura porta nel proprio DNA i concetti di libertà e di autonomia, e libertà ed autonomia sono i migliori antidoti alla logica dell’inciucio che mantiene il Mezzogiorno nell’arretratezza.
L’Università “Mediterranea” dovrebbe essere intesa come la risorsa principale di Reggio, un polo che sa irradiare formazione specializzata ed innovazione in tutta la città. Per il momento l’Università propone di tenere a Reggio una Biennale delle Arti e dell’Architettura del Mediterraneo… E’ bello che il Teatro Cilea sia stato riaperto, ma al Cilea manca la produzione… La produzione teatrale non manca però alla città ed al suo territorio, per merito dei Mano Chuma, dell’Università Eurasiana, del Pulcinella di Valerio Apice, del Laboratorio Teatrale dell’Università, di Spazio Teatro, di Officine Jonike… Peccato che questo processo spontaneo non trovi nello Stato (e neppure pienamente nelle leggi regionali) gli strumenti per consolidarsi. Come il recupero della sicurezza del territorio e della bellezza paesaggistica richiede investimenti, e più ancora una riconversione di mentalità, la piena comprensione del fatto che la trasformazione è il risultato di tanti progetti diffusi e capillari, tenuti insieme da una comunione di finalità piuttosto che da un’unica sigla: così è per la cultura. L’errore capitale è stato compiuto dal Ministro Carraro contemporaneamente all’introduzione del FUS, imponendo come criteri di valutazione le “giornate di lavoro”, i “contributi INPS”, in una visione miopemente economicistica della cultura. La cultura va valutata invece soprattutto per i suoi influssi indiretti…
E’ è difficile sfuggire alla sgradevole sensazione che la Film Commission calabrese lavori più pensando agli sceneggiati TV che alla creazione di un’opportunità europea, aperta e sensibile alle esigenze di tutti quanti lavorano nel campo dell’immaginario. La Calabria è una Ferrari alimentata con una benzina sbagliata, che sporca candele ed inceppa il motore. Per farla partire, bisogna capire che la risorsa cultura si coniuga necessariamente al futuro. E’ difficile trovare in Italia un territorio più ricco di potenzialità non sfruttate, più ricacciato nel passato di quello di Reggio. Per questo ho scelto di sostenere Marino a Reggio Calabria.