RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

per Carlo Aymonino

Image7

Carlo Aymonino divenne assessore al centro storico della Giunta Petroselli nel 1981. Poco prima aveva realizzato, col Gallaretese di Milano, il suo capolavoro, un grande complesso di edilizia popolare, che è forse l’unico tra i suoi fratelli, dallo Zen a Corviale, ad aver saputo evitare felicemente le insidie della ripetitività. Dal Gallaratese era nato il neologismo “urbatettura”, a indicare la necessità di un’architettura che sapesse sempre guardare alla città, per colmare il vuoto che si era aperto con la fine del razionalismo; con più concretezza dell’ideologismo della nuova dimensione, del town design, della città territorio… La sua scarna produzione teorica (Origini e sviluppo della città moderna, del ’65, è uno smilzo volumetto…) basata su esempi concreti, tipici di un’idea d’architettura che fondata sulla visione (“fiamma d’amore m’arse nel petto / ero pittore, divenni architetto”) era al culmine: e, oltre il Gallaratese, il progettista Aymonino sembrava poter produrre – simmetricamente – regole urbanistiche più sensibili (il piano per il centro storico di Pesaro) alla dimensione dell’architettura, più in sintonia con l’amore dell’architetto per il cantiere, il mattone, il cemento. Scegliendo di fare l’assessore di Petroselli, Aymonino compie dunque una scelta di vita. La compie meditatamente: il suo compito non sarebbe stato di ordinaria amministrazione, ma far crescere nel modo giusto il progetto Fori, l’idea di Antonio Cederna che si era moltiplicata per la passione e l’immaginazione dei tanti romani che ci avevano creduto, che avevano affollato la domenica via dei Fori imperiali. Aymonino imposta correttamente: al Comune spetta il compito di definire le aree di bordo, per le quali pensa di bandire un concorso internazionale, e di promuovere una nuova idea della Capitale, non più fondata esclusivamente sul potere della politica, ma sulla sua capacità di proporsi come città che appartiene al mondo intero, città di cultura, città generatrice di immaginazione; allo Stato la sistemazione dell’area archeologica. La morte improvvisa di Petroselli ha reso più difficile qualcosa che lo sarebbe stato comunque. Debbo rivelare che nella mia scelta di vita, cinque anni prima, quando nel ’76 ero divenuto assessore di Argan, l’esempio di Carlo Aymonino – di cui avevo scoperto l’attività nella rappresentanza universitaria, oltre che la passione comunista (è in questo quadro che avviene il suo primo incontro con Aldo Rossi); ma anche l’elegante dandysmo che manifestava già negli anni Settanta – aveva pesato molto. Così mi sono ritrovato a condividere con il mio modello una certa disillusione, molti mesi prima della sconfitta elettorale dell’ ’85. Riprendo in mano Progettare Roma capitale, il libro che raccoglie i progetti elaborati dall’Ufficio Centro Storico diretti da Carlo Aymonino… La cosa che colpisce è la loro ragionevolezza (non ci starebbe meglio a via Giulia il Museo della Scienza di Maurizio Sacripanti invece dei lavori oggi nascosti dalle transenne?), ma soprattutto la loro mancata realizzazione. E’ possibile che ci fossimo così sbagliati? O non è stata frettolosa la loro rimozione, a favore della politica dei marciapiedi di basaltina e sampietrini decisa da Rutelli? Caro Carlo, ci proveremo ancora, per non sentire troppo la tua mancanza.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Pages

Recent Comments