Nicolini per il Lazio
Ansa, 3 Gennaio 2010
Non capirei, tanto più dopo le recenti dichiarazioni di Loretta Napoleoni e di Alessandro Bianchi, perché il PD sottopone a primarie la scelta del suo Segretario, e non del candidato alla presidenza della Regione Lazio.
Le primarie mi sembrano particolarmente necessarie per la Regione Lazio, dove la Presidenza Marrazzo si è interrotta traumaticamente. Non si può far finta di nulla. O ricorrere a spostamenti di casella della nomenclatura poco graditi dagli elettori (come ha dimostrato la sconfitta di Rutelli contro Alemanno).
Le primarie hanno un senso se scendono in campo idee, e si vota su queste. Credo di poter rappresentare un progetto che vada oltre il modello Roma di Rutelli e Veltroni. Anche la memoria è importante per progettare novità, e voglio per ricollegarmi ad Argan e Petroselli. Giunte rosse non è il termine adatto per ricordare quel periodo. Voglio ricordare che Luigi Petroselli morì dopo un intervento al Comitato Centrale del PCI che poneva in primo piano l’esigenza di un rapporto politico non a due facce, una in Parlamento l’altra nelle Giunte, con il PSI di Craxi. Argan non era un funzionario di partito, ma una delle più alte espressioni della cultura italiana. E l’estate romana è rimasta nel cuore dei romani perché ha proposto per la prima volta momenti d’incontro oltre le logiche dello schieramento ideologico e dell’appartenenza partitica.
E’ per questo, che intendo candidarmi. Su un programma che intende riprendere le idee forti di quel progetto. In particolare la centralità per lo sviluppo di Roma e del Lazio della cultura, dai beni culturali alla ricerca ed all’università, dal teatro al cinema italiano ed alla RAI, in una parola di quello che si potrebbe definire industria dell’immateriale incentrata sulla qualità dei servizi e della vita urbana. Il suo simbolo è il grande parco archeologico dal Campidoglio all’Appia Antica al centro della Capitale, al posto del traffico, non ancora realizzato e di grande attualità in vista del 150° dell’Unità d’Italia del 2011. La piena comprensione del fatto che il territorio è diventato un bene scarso e che l’edilizia deve rinunciare ad espandere ancora le aree urbanizzate per imboccare la strada del recupero e del rinnovo, della qualità e del restauro del paesaggio. Il riequilibrio della Regione passa infine per fasce trasversali forti (Rieti – Viterbo; Latina – Frosinone), alternative all’organizzazione viaria ed infrastrutturale Roma centrica, e per un collegamento forte (ed una comune lotta alla criminalità organizzata) di Roma con Napoli e del Lazio con la Campania, per creare un’area d’industria culturale e di servizi di qualità competitiva con le aree forti del Nord.