RENATO NICOLINI

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Mi sembra impossibile che Carlo Aymonino sia morto

1170875583Mi sembra impossibile che Carlo Aymonino sia morto, per la carica vitale che associo sempre alla sua figura. Un giovane che a poco più di vent’anni, come sua prima opera, partecipa alla grande impresa del Tiburtino di Quaroni e Ridolfi (sul cui valore simbolico per Roma e la ricostruzione ha scritto pagine straordinarie Pasolini), non può non acquisire per sempre il dono di guardare il mondo con lo sguardo della trasformazione, diventare progettista senza quasi aver dovuto sceglierlo. Aymonino lo riassumeva con consapevole ironia: “fiamma d’amore m’arse nel petto / ero pittore divenni architetto”. Ho conosciuto solo da poco tempo il suo passato anche come rappresentante degli studenti della Facoltà di Roma assieme a Benevolo e Insolera, il convegno internazionale degli studenti di architettura comunisti da lui organizzato, l’incontro con Aldo Rossi sotto le insegne del marxismo ma soprattutto della volontà di non mistificarlo, contro la sua trasformazione in una sorta di elisir del dottor Dulcamara. La passione politica, che in Carlo non è mai stata esclusiva, si trasforma in vocazione disciplinare. La volontà di non mascherare le contraddizioni era del resto la forma più limpida di verità possibile nell’epoca dell’uscita del PCI dallo stalinismo. Aymonino sperimenta sul linguaggio architettonico, sulla relazione che lega tipologia edilizia e morfologia urbana nella città, sia nelle occasioni professionali -comprese le palazzine, senza steccati ideologici – sia nel suo lavoro come docente e teorico della città. Origini e sviluppo della città moderna è del 1965, ed è anche il documento di un modo nuovo di formulare le teorie, appoggiato alle immagini ed ai dati, senza chiudersi nel gergo. Aymonino teorico era straordinario soprattutto nell’arte di frenare gli entusiasmi, di mettere a paragone le novità con la Storia (ma piuttosto una storia dal piglio domestico, alla maniera di Alberto Savinio): così non parlava di Marcello Piacentini senza premettere “mio zio” e fargli dire cose come il fatto che “via dell’Impero è fatta male, da piazza Venezia non si vede il primo ordine del Colosseo”. L’architettura è fatta di parti e pezzi che si possono trasmettere, disegnare, costruire; ed ha bisogno di evitare di costruire artificiose barriere tra le sue parti, architettura ed urbanistica per prime. La sua direzione dell’IUAV, dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, prende in qualche modo per prestigio il posto della “Casabella” di Rogers nel indicare una nuova tendenza per l’architettura italiana, che passava per gli scritti di Manfredo Tafuri e le opere del Gruppo Architettura. Il Gallaratese, l’opera più importante di Aymonino architetto, è l’unico esempio di grand ensemble italiano che ha felicemente evitato i rischi insisti nella ripetizione (citandola poeticamente, non espellendola da sé, con l’inserto della casa a ballatoio di Aldo Rossi). Il Piano del Centro Storico di Pesaro (1975), sembrava porre le premesse di piani urbanistici più operativi.

In questo quadro, la scelta di Carlo Aymonino di accettare di diventare assessore al centro storico di Luigi Petroselli è qualcosa di più di una scelta episodica. E’ una scelta di vita, Carlo Aymonino pensava di poter progettare un nuovo assetto di Roma partendo dalla sua zona centrale, dando forma matura all’entusiasmo popolare che aveva accolto la prima idea di Antonio Cederna. La morte di Petroselli, avvenuta proprio all’inizio dell’attività della giunta, ha sicuramente pesato sul fatto che la trasformazione della città non è avvenuta. Eppure, proprio la raccolta in volume di quei progetti fatta anni fa col titolo Progettare Roma capitale testimonia del loro carattere assolutamente logico. Non ci starebbe meglio in via Giulia il Museo delle Scienze di Maurizio Sacripanti dei parcheggi in realizzazione? Carlo ne aveva sofferto mascherando la delusione col dandysmo. Installando l’assessorato al centro storico si era apparentemente preoccupato soprattutto che ci fosse il frigo bar e che fosse fornito.

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