La Carovana per la Cultura

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia promuoviamo una “Carovana per la Cultura” che possa percorrere la nazione alla rovescia, da Sud verso Nord, e magari anche da Nord verso Sud con un simbolico incontro a Teano.
La manifestazione in difesa della cultura convocata dai sindacati a Piazza Navona mi è sembrata purtroppo inadeguata. Se si vuole vincere bisogna combattere contro i motivi, non fermarsi agli effetti. Il taglio della cultura è come Gulliver: un gigante per Lilliput (il FUS), un nano per Brobdignac (la finanziaria ”lacrime e sangue”). Cosa sono poche centinaia di milioni di euro di fronte a 25 miliardi? Il Governo ha scelto di dare valore rituale, una specie di sacrificio di Ifigenia perché il vento torni a soffiare sulle vele greche, ai tagli alla cultura. Tremonti annuncia la soppressione dei finanziamenti a tutti gli Enti Culturali; l’ETI è soppresso; Bondi mette il broncio; e il taglio è dimezzato (non revocato). A (cattivo) spettacolo non si risponde con spettacolo, non bastano i giovani del CSC che impavidi si sdraiano sotto il sole di piazza Navona alle tre del pomeriggio. Il messaggio del Governo fa appello più al sentimento che alla ragione, ma è un messaggio brigatista: colpirne uno per educarne cento. Attori, registi, uomini di spettacolo; magistrati, professori universitari, star e archistar, forse i calciatori: ecco la controlista Anemone. Allo scandalo di una logica incestuosa di potere che mescola edilizia con politica, favori e appalti, protezione civile ed eventi sotto l’insegna della legislazione d’emergenza; si contrappongono i presunti privilegiati d’Italia. Non chi esporta capitali all’estero, e poi li rimpatria pagando il 5% e li riusa spregiudicatamente. Non chi rimpatria il proprio stesso yacht. Non i festaioli di palazzo Grazioli e di villa Certosa. Ma chi si sforza di pensare e magari di sorridere. Il messaggio è molto chiaro. Il vero privilegio è la cultura. Che per Tremonti non fa più parte del campo dell’innovazione, della ricerca e della formazione: alla base dei valori condivisi e della competitività internazionale dell’Italia. Per Tremonti e Berlusconi è espressione del lusso, deboscia di intellettuali solitari e solipsisti, minoranza per di più sconfitta. Basta pensare al ruolo che hanno avuto le iniziative promosse dai Comuni nel ’77, nel ’78, nel ’79, nel cuore degli anni di piombo, per capire quanto questa tesi, oltre che falsa, sia pericolosa per la democrazia. L’essenza della democrazia non è tanto il voto quanto la difesa del diritto delle minoranze all’espressione. E sono state le minoranze underground di Roma, i filmclub, le cantine teatrali, i club jazz, a inventare la grande festa, libera e popolare dell’estate romana, che ha prodotto eventi culturali internazionali come Castelporziano, la città del teatro, il Napoleon al Colosseo. Una cultura di maggioranza, misurata in termini di audience e budget pubblicitario, oltre Orwell, è l’opposto di quello che serve a un paese come l’Italia: che ha al contrario una lunga esperienza, variata e intrecciata, di pluralismo, di diplomazia, di equilibrio, di policentrismo, di conflitto, di dissenso (e, ahimé, anche – sul lato opposto – di opportunismo, voltaggana servilismo). Non so in che altro modo l’Italia possa affrontare la competizione in atto oggi, con molte nuove entrate nel club delle grandi nazioni, se non proponendosi come fabbrica dell’immaginario di rango mondiale. Il nostro (residuo) paesaggio, i nostri (residui) beni culturali, la nostra (residua) creatività, il mercato che tutto questo ha generato (il made in Italy cos’altro è…) ci autorizza a farlo. La cultura potrebbe essere un grande volano dagli effetti immediati per la nostra economia, a costi relativamente bassi genera occupazione e indotto, dalla vita notturna al turismo. Non penso solo al teatro e dello spettacolo, ma all’educazione musicale (che potrebbe essere una caratteristica del nostro paese…), all’industria della fiction e degli audiovisivi, alle nuove connessioni che si potrebbero aprire con il web, con musei come il MAXXI di Roma, con eventi come Rai per una Notte… Se addirittura si volesse investire, le connessioni con la formazione, la ricerca e l’innovazione coincidono proprio con quello che servirebbe all’Italia per ritrovare quei contatti – che si stanno perdendo – con l’eccellenza del mercato e per restaurare il paesaggio e la vita delle nostre città…
Poco o nulla di questo, senza far torto agli organizzatori (che comunque vorrei ringraziare), ho trovato a piazza Navona. Ho trovato paradossale, voglio dirlo subito, che, più che dei tagli e della stessa soppressione dell’ETI, non si parlasse della RAI. Senza una RAI libera non ci sarà mai una cultura libera in Italia. Se, in un colpo solo, si liberasse di Consiglio d’Amministrazione e di Commissione di Vigilanza, fissando le regole di un concorso pubblico per il suo amministratore unico… La RAI rimossa, però, è così entrata nella testa degli organizzatori (l’apparizione in piazza di Christian De Sica e Renato Zero li ha mandati in fibrillazione), da diffondere un effetto talk show, del tutto contraddittorio per una manifestazione che dovrebbe lanciare un messaggio. Ho trovato molto strano che sul palco non campeggiasse in caratteri cubitali il costo che gli italiani hanno dovuto pagare per il digitale terrestre, unica vera iniziativa dell’attuale Governo in campo culturale. Oltre alla voglia di cacciare dai nostri teleschermi Santoro e Dandini, la scoperta dalla procura di Trani diventata l’editto di Trani…. Non si può vincere se non si sa cosa davvero è in gioco. Non basta non invitare i politici per conquistare l’autonomia, bisogna aver superato la logica della subalternità alla mediazione politica… Qualcuno dovrebbe riflettere sulle conseguenze delle troppe tregue concesse al Governo (per esempio, l’anno passato a Venezia…). Devono essere impiegati lo sciopero e la lotta, sciopero creativo e lotta creativa, come potrebbe essere l’invenzione di una carovana per la cultura che percorresse di nuovo l’Italia nel suo 150° anniversario, ma alla rovescia, da Sud verso Nord… E magari anche da Nord verso Sud per incontrarsi a Teano – come ha già proposto su queste pagine Tonino Perna. Che cos’altro potrebbe essere questa mobilitazione per ritrovare le ragioni dell’Unità d’Italia, se non una marcia della cultura per la ritrovare la cultura (dando anche un nuovo significato alla camicia rossa?).