La Banda dei Quattro

l’Altro 15 Settembre 2009
Chi può, si procuri una copia del Tè dell’oblio di Yang Jiang e lo legga. Yang Jiang è una studiosa di letteratura europea, che ha tradotto in cinese il Don Chisciotte. Denunciata, durante la “Grande Rivoluzione Culturale”, da una “comare di estrema sinistra” come “spirito malefico” da “additare alla riprovazione delle masse”, sarà rieducata assegnandole la “pulizia delle latrine”. In questo libro Yang Jiang – molti anni dopo – ricorda com’è riuscita ad attraversare il periodo di rieducazione. Attaccando di brutto lo stato di sporcizia accumulata nei due gabinetti femminili che le erano stati assegnati, per poi poterli mantenere puliti in poco tempo; recuperando con astuzia il manoscritto del Chisciotte che le era stato sequestrato; completando il proprio lavoro, e soprattutto mantenendo ironia e buonumore. Tanto da essere capace di osservare che i ragazzi che la “rieducano” accusandola di essere un “lupo in veste d’agnello” sono, loro sì, “agnelli in veste di lupo”, che in più di un’occasione la aiuteranno… Noi non saremo così fortunati, temo, con le “camicie verdi” della Nuova Banda dei Quattro che da più di un anno agisce in Italia: Bondi, Brunetta, Carfagna e Gelmini.
Perché chiamarla Banda dei Quattro? Perché, come nella Rivoluzione Culturale (di cui costituiscono la parodia, inconsapevolmente ispirata dai fratelli Marx piuttosto che da Karl Marx… Del resto il loro Lin Piao, Brunetta, rivendica esplicitamente il nome di “Rivoluzione” e soprattutto di starla facendo…) agiscono per diffondere, contro l’inerzia degli intellettuali, il burocratismo delle istituzioni e la pigrizia delle abitudini, il vero pensiero del Presidente. Sono ancora un volta Quattro perché sempre Quattro sono i punti fondamentali. “Esecrare i fannulloni”; “Parliamoci senza ipocrisie sulla pari opportunità tra uomo e donna”; “Basta col culturame: sopprimiamo, dopo la TV pubblica, lo spettacolo pubblico, (e per non perdere tempo a dividerlo dal privato spariamo nel mucchio)”; “Per la Scuola e l’Università, la medicina amara, stimolata dai tagli degli investimenti pubblici, è un’accresciuta severità, basta col ’68!”. Per diffondere il pensiero del Capo, contro le prevenzioni di chi non lo ama incondizionatamente, usano la mazza contro qualsiasi critica. Del resto, della critica non sentono né il bisogno né la mancanza: sono abituati a supplire alla ragione con la fede. In questo spirito, possono essere totalmente incompetenti nella materia del loro dicastero. Brunetta per non farsene accorgere, è passato immediatamente alla cura. Ogni colpa ai “fannulloni”! Additarli alla pubblica esecrazione (le stesse cose ritornano, ma in forma comica…) è stato il compito principale del Ministro. Se l’amministrazione seguita a non funzionare, la colpa è esclusivamente dei “fannulloni”, mentre le idee e le direttive di chi dirige sono giuste, anzi giustissime. Visita Venezia, di cui ambisce a diventare Sindaco, e ruba la scena alla Mostra del Cinema indignandosi perché non trova il Lido già in Camicia Verde. E sbotta: se il “culturame”, se questa “Italia placida e leggermente schifosa” non la smette di rompere, gli toglieremo ogni sovvenzione. Da squadrista, non ha bisogno di un perché, gli basta rompere le teste per spaventare, e insulta del tutto gratuitamente Michele Placido per il semplice gusto della battuta… In tutta evidenza vuole applicare alla cultura la sua cura contro i “fannulloni”, cominciando dagli attori e dai registi, già sottoposti alla nota dottrina Reagan (“affamare la bestia finché diviene mansueta”) con la riduzione del FUS ai minimi termini della sua quasi trentennale storia. Brunetta è il perfetto Ministro della Paura. Bondi ricorda invece sempre di più il terribile “omino di burro” di Pinocchio, pronto a staccare le orecchie a morsi ai suoi ciuchini: ha infatti trovato subito il modo di dirsi “perfettamente d’accordo” col suo collega. Del tutto giustamente: perché aveva già presentato, durante il solleone d’agosto, i tagli al FUS come la vera riforma epocale, quella che terminava lo scandalo delle sovvenzioni dello Stato (gli era mancata la parola, gliel’ha trovata Brunetta) al “culturame”. Perfetto Ministro del Sì. I terzini del “Corriere”, alfiere P.G. Battista, pontificano su De Gasperi (la politica) ed il PCI (la cultura). Per loro non c’è mai stato, né mai ci sarà, qualcosa di nuovo. Non possono accorgersi che Mara Carfagna rinnova i fasti del “Mastino di Baskerville” di Sherlock Holmes… Ricordate? Lo strano è che il cane non abbia abbaiato… Ed il ministro delle pari opportunità è rimasta zitta, zittissima, di fronte alle innumerevoli testimonianze date dal Premier di non essere proprio capace di considerare la donna come pari all’uomo… Lo ha lasciato dire ad un esterrefatto Zapatero… Perfetto Ministro dell’Assenza. Ma forse la più pericolosa è la Gelmini. Se una speranza ha l’Italia è il proprio futuro. La Gelmini lo sta distruggendo, spingendo l’odio per l’aggettivo “pubblico” fino a programmare la distruzione della Scuola e dell’Università pubblica… E contribuendo non poco all’aumento della disoccupazione in Italia verso percentuali a due cifre… Fino al paradosso di promettere la cassa integrazione a tutti i precari che licenzia… Ma allora, perché non farli lavorare? Perfetto Ministro all’Insensatezza.
Dobbiamo fermare la Nuova Banda dei Quattro. Come è avvenuto anche in Cina ai tempi dell’originale, come i Quattro erano più maoisti di Mao, così i Nuovi Quattro sono più berlusconiani di Berlusconi. Il PD dovrebbe cominciare a scriverlo sui propri striscioni per la manifestazione dell’19 settembre. Fino ad adesso, l’unica voce del PD che ho sentito denunciare con forza il neo squadrismo di Brunetta è stata quella di Ignazio Marino. Per questo ho deciso di sostenere la sua candidatura alla segreteria del PD. Alle primarie del 25 ottobre votano tutti i cittadini. Se tutti quelli convinti della necessità di fermare la Nuova Banda dei Quattro votassero Ignazio Marino, Marino diventerebbe facilmente il nuovo segretario del PD dopo Veltroni e Franceschini…
Renato Nicolini