RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

IUAV workshop 09// texts//La poetica dell’effimero

Le città vive – che conservano la loro anima (Aldo Rossi) – sono quelle capaci di narrare la propria storia. La narrazione può apparire un atto debole, lontano dal carattere forte del progetto. Ma, nell’incertezza del modo in cui si può fare progettazione architettonica e urbana in Italia (nella crisi dello spazio pubblico e dell’idea stessa di pubblico), si può affermare che o la narrazione di una città è la forma più alta di progetto oggi consentita. E narrazione, uso effimero, desiderio, immaginazione sono termini in stretta relazione l’uno con l’altro. Abbiamo lavorato sui concetti di “analogia”, “relazione”,“transito”,“uso effimero e spettacolare dei luoghi”. Siamo partiti dalla costruzione di una mappa dell’intensità – registrata negli ultimi 50 anni, a partire da una famosa Biennale Teatro di Luca Ronconi – nell’uso effimero e spettacolare dei luoghi di Venezia. E dalla ricerca dei tre luoghi – “porta” attraverso cui il veneziano può lasciare la città e passare in altri mondi sconosciuti e meravigliosi. Hugo Pratt li identifica così, in un’avventura di Corto Maltese: vicino al “Ponte delle Maravegie”, alla “calle dell’amor dei amici”, alla “calle dei marrani” vicino Campo San Geremia (quest’ultima inesistente nella toponomastica veneziana). Questi tre luoghi, corretti dalle ricerche dei nostri studenti, sono stati teatro di azioni urbane, tra il flash mob e la performance. Allusive alla duplice anima di Venezia: città d’arte e città turistica, patrimonio non ripetibile dell’umanità e/o parco a tema, per sua natura ripetibile e replicabile. Monumento ed icona pop. Qualcosa di simile all’inizio del Supermaschio di Alfred Jarry: “l’amore è un atto senza importanza, perché lo si può fare all’infinito”. La laguna di Venezia potrebbe essere utilizzata nella sua interezza per conciliare le due idee in un progetto di Expo Ludico Culturale, che con un po’ d’ironia (pensando al Black Lagoon Monster di Jack Arnold) potremmo chiamare VENICE LAGOON EXPO.Con installazioni su zattere galleggianti, partendo dalla dimensione del Teatro del Mondo di Aldo Rossi, concettualmente VENEZIA ALLA ROVESCIA (così come in un manga giapponese le gondole della nuova Venezia costruita su Marte sono bianche anziché nere e solo le donne sono abilitate a condurle). Il gioco degli stereotipi rovesciati può aiutarci a scoprire ciò che tiene insieme turismo e cultura, biennale e carnevale: e (come non è mai successo a Venezia), progettare un sistema dell’effimero della laguna (teatri, padiglioni, mercatini, musei e gallerie, percorsi, chioschi, piscine, osservatori, residenze temporanee, ristoranti….) capace di soddisfare entrambe le domande. Il gioco libero dell’immaginario, anche nella sua dimensione pop, può contribuire a riscoprire la complessità del luogo Venezia, il suo carattere spazialmente composito e temporalmente stratigrafico, su cui diversi presenti hanno agito per costruire la città concreta senza mai perfette coincidenze tra idee e realtà.Infine la Giudecca, in un’intenzione di omaggio a Luigi Nono, è stata il luogo per progetti di installazioni per l’ascolto musicale, partendo dalla memoria del Prometeo.

http://laboratorio09.wordpress.com/renato-nicolini/

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