Il Ministro a scadenza rinnovabile
Da Bondi a Galan.
E’ scaduto il Ministro a scadenza rinnovabile.
Sandro Bondi se l’era presa a male. Dalla mozione di sfiducia presentata contro di lui, non si era più visto al Collegio Romano. Non che abbia fatto una grande differenza; tagliavano il suo bilancio e Bondi nemmeno protestava. Tra le poesie che scriveva e la parodia che ne faceva Stefano Disegni si era trasformato in un personaggio di Drive In fuori stagione. Da Bondi a Boldi.
Questo vuol dire che da anni nessun Ministro si occupava della cultura. Se c’è un vuoto, per le leggi della fisica qualcosa deve riempirlo. E a riempire il vuoto di Bondi ci pensava Tremonti, il commercialista diventato economista (siamo sempre nei paraggi di Drive In).
La sceneggiata di Tremonti e la cultura sembra scritta da Alfonso Signorini per “Chi”. Primo tempo: “La cultura non si mangia”. Nell’ora della colazione Tremonti esce dal Ministero delle Finanze, si siede su una panchina, e tira fuori di tasca quello che crede un panino. S’è sbagliato, ha preso l’edizione tascabile della Divina Commedia. Desiste sospirando. “Provate a farvi un panino con la Divina Commedia”. Secondo tempo. Persino il Maestro Muti, dal podio del Nabucco, protesta per i tagli alla cultura. Tremonti s’incontra perciò con Muti, e dopo il colloquio dichiara: “Mi ha persuaso”. Scongela i 27 milioni di euro bloccati dal patto di stabilità, e ne aggiunge – a parziale reintegro del FUS – altri 150. Come trova però i fondi necessari? Reintroducendo le accise sul prezzo della benzina. Conclusione: con la cultura non solo non si mangia, ma diventa più caro per tutti andare in automobile.
Il rapporto annuale di Federculture (federazione delle imprese pubbliche che gestiscono cultura, sport e turismo) rivela che, nonostante Tremonti, la domanda di cultura cresce. Nel 2010: + 13,5 % di presenze a teatro, + 5,9 % per i concerti di musica classica, + 6,4 % per siti e monumenti statali (+ 7,9 % di incassi). Pompei, nonostante i crolli, registra + 11,1 % di visitatori. Il settore contribuisce al PIL con 39.7 miliardi di euro.
L’esempio (e gli ostacoli) del Governo hanno però provocato la diminuzione degli interventi privati. Proprio quello che avrebbero voluto incentivare, riducendo il proprio. Calano le sponsorizzazioni (-30 %), le donazioni (-7%), le erogazioni delle fondazioni bancarie(-20,5 %).
Il rapporto di Federculture ci informa che nel 2010 la Francia ha investito in cultura 46 euro a persona, l’Italia si è fermata a 20; che la Cina (sopresa!) investe nel settore il 7% del PIL mentre in Italia l’investimento pubblico è diminuito del 33%. Roberto Grossi, Presidente di Federculture, osserva con preoccupazione che anche nel collegamento più semplice tra economia e cultura l’Italia, il turismo, l’Italia precipita: in un anno passiamo dal 6° al 12° posto nella classifica mondiale che registra l’attrattività di un paese.
Com’è potuto accadere questo? Con un Ministro come Bondi (Galan che l’ha sostituito non ci fa sperare in meglio: ha esordito con una dichiarazione contro la Festa del Cinema di Roma, proprio quello che ci si aspetta dal Ministro della Cultura, che semini zizzania…), ci si sarebbe dovuto aspettare – come minimo – un contro governo dell’opposizione… Una serie continua di interventi puntuali di denuncia; la capacità di contrastare la riduzione degli organici che sta piegando le Sopraintendenze e gli Istituti Centrali, un tempo gloria d’Italia, un sistema che dobbiamo ad Argan e Cesare Brandi; fino a proposte di organiche di riforma per il teatro e lo spettacolo dal vivo, per il rilancio del cinema e della produzione di audiovisivi. Invece non siamo riusciti nemmeno ad impedire la soppressione dell’ETI, o la soppressione della PARC (la Direzione che si occupava di Paesaggio, Architettura ed Arte Contemporanea). Si dirà che il Governo ha una maggioranza parlamentare. Ma è difficile non notare la sostanziale passività con cui se n’è subita l’iniziativa. Per non dire dei mancati collegamenti che una forza politica avrebbe dovuto saper fare con la distruzione Gelmini di scuola ed Università, con la riduzione della RAI ad azienda complementare alla Fininvest, etc. etc.
Mi domando a volte cosa sarebbe accaduto se la sinistra, in particolare il PD, avesse saputo imporre politicamente la stessa attenzione alla cultura che la stampa ha dedicato alle vicende sessuali di Silvio Berlusconi. Per carità, non ho nulla contro le dieci domande su Noemi Letizia o su Ruby. Ma se queste dieci domande, quotidiane, incalzanti, fossero state fatte anche a proposito del FUS, del tax credit, del tax shelter, della diserzione di Cannes, Venezia e della Scala da parte del Ministro della Cultura…