Il Cristo di Michelangelo

E se il “Crocefisso Ritrovato”, attribuito a Michelangelo giovane ed esposto alla Camera dei Deputati, non fosse di Michelangelo? Scorrendo il catalogo, si scopre che a sostenerne l’autenticità sono esclusivamente studiosi italiani, più con i classici argomenti della critica attribuzionista che appoggiandosi a documenti. Giancarlo Gentilini inizia il suo articolo, farcito di “non sappiamo” e di “può darsi”, citando un brano di Vasari, ma riferito a Donatello (!)… Federico Zeri si era pronunciato con una paradossale battuta riportata dal Giornale dell’Arte “se non è Michelangelo è Dio”, che può ben sembrare un modo garbato di chiamarsi fuori. Stringendo, oltre all’occhio del conoscitore, l’unico argomento è il noto precedente Crocefisso michelangiolesco in legno (ma di grandezza di poco inferiore al naturale) per Santo Spirito: “forse sufficiente per pensare … che non sia stato né il primo né l’unico crocefisso del giovane Michelangelo” nonostante “il silenzio delle fonti”, scrive Gentilini. Di sicuro non concordano con l’attribuzione a Michelangelo né Margrit Lisner, che propone la più ragionevole ipotesi di Andrea Sansovino, né James Beck (“Too small to be a Michelangelo”, in “The Guardian” del 17 maggio 2004). Con questo, non voglio affermare che il Crocefisso esposto alla Camera sicuramente non sia di Michelangelo, ma che esiste al riguardo un evidente contrasto tra gli studiosi, manifestatosi fin dal momento in cui è stato per la prima volta esposto al pubblico al Museo Horne di Firenze nel 2004. Esattamente perchè il Crocefisso era di proprietà di un antiquario serio come Giancarlo Gallino, e non si profilava nessun rischio di una sua perdita per il patrimonio artistico nazionale, non riesco a capire la fretta con cui il ministro dei Beni Culturali ha deciso di prendere l’iniziativa dell’acquisto, per di più ad un costo non indifferente per la grave situazione di bilancio del suo Ministero (se sono bene informato, più di 3 milioni di euro). Lo spirito del mostrismo, il piacere delle visibili file di visitatori in attesa a piazza Monte Citorio, ed almeno un pizzico di fondamentalismo ideologico, hanno sopraffatto il senso di doverosa cautela nell’uso del denaro pubblico nel Presidente della Camera Gianfranco Fini e nel ministro Sandro Bondi? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla prosa lirica di quest’ultimo: “Davvero perfetta è l’armonia raggiunta dal sommo artista tra la nobiltà del corpo di Cristo e la sofferenza del Suo sacrificio per la redenzione dell’umanità. E’ per me ragione di profonda e commossa emozione che questa sacra immagine abbia accolto il Santo Padre Benedetto XVI nella Sua visita del 13 dicembre 2008 all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, quale simbolo della nostra civiltà e di valori universali, opera del maggiore artista del Rinascimento che lasciò in Vaticano – dalla Cappella Sistina alla Cupola di San Pietro – così eccelsa testimonianza d’arte e di fede”.
Renato Nicolini