RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

Cartoline Maggio 2010 /// 1° atto

corCARTOLINA CORVIALE

Le stesse cose ritornano, apparentemente in forma di farsa, ma chissà. Teodoro Buontempo, nuovo assessore alla casa della Regione Lazio, per essere esentato dal dimostrare merito e competenza, la “butta subito in caciara”. Ne fa le spese ancora una volta Corviale di Mario Fiorentino. Qualcosa che è stato oggetto di studio, in tutto l’ultimo decennio, in senso esattamente contrario, come intervenire per completarlo e farlo funzionare senza demolirlo. Questo anche per il fascino estetico che ne promana, che aveva particolarmente colpito Bruno Zevi e che per ultimo ha percepito Giorgio Montefoschi inviato dal Corriere della Sera… Una serie d’interventi di delocalizzazione parziale degli attuali inquilini dell’ATER che volessero andarsene, sostituendoli ad esempio con una popolazione studentesca; o di upgrade architecture che si aggiungano modificando; ristrutturazioni parziali e più estese, e restauri – ad esempio della segnaletica; sembrerebbero molto più adeguati ad affrontare concretamente la questione. Corviale ha bisogno di questo tipo d’intervento. Trattandolo come un’opera aperta da completare finalmente, e non come una potenziale tabula rasa dai costi ecologici inimmaginabili (penso solo alle discariche…), si può consentire a un’opera che è anche uno dei pochi frammenti realizzati dell’idea di Roma alla base del PRG del ’63, la Roma dei quattro milioni di abitanti, di spiegare fino in fondo le sue potenzialità. Non essendo crociano (come diceva di essere Bruno Zevi), ed avendo lavorato molti anni come assistente nei corsi di Mario Fiorentino, penso che il risultato di qualsiasi architettura dipenda molto da come viene abitata. Fiorentino è stato influenzato dall’ideologia dell’abitazione collettiva, dal valore simbolico che partiva dal Karl Marx Hof di Vienna e dalla sua estrema resistenza all’annessione nazista, per arrivare ai grandi quartieri popolari. Con un’idea degli inquilini forse aprioristica, astrattamente positiva. Per questo insisto sull’importanza di modificare la composizione sociale degli abitanti di Corviale con una robusta iniezione studentesca. Una grande concentrazione di abitanti richiede uguale densità di servizi. Posso testimoniare la sofferenza di Mario Fiorentino per la mancata realizzazione della piastra di servizi che avrebbe dovuto completare Corviale. Capiva in questo disinteresse il germe della crisi che minacciava la sua architettura.

COSA AVREBBE SCRITTO DELLA TV GENERATION

Scrive Theodor W. Adorno, a proposito della radio generation sua contemporanea: “E’ il tipo dell’uomo la cui essenza è definita dall’incapacità di compiere esperienze personali, un uomo che si lascia imbandire le esperienze dall’apparato sociale, fattosi strapotente ed impenetrabile, e che proprio per questo non riesce a spingersi fino allo stadio della formazione dell’io, fino alla persona. (…) La generazione radiofonica è stata definita “bidimensionale”. La mancanza di continuità nell’esperienza rende loro quasi impossibile provare felicità e dolore. Nessuna felicità, perché essa si dà soltanto dove c’è il sogno, ed essi non sanno più sognare. Sono pressoché incapaci di concepire scopi che vadano al di là del loro raggio d’azione abituale … Felicità significa per loro adeguarsi, poter fare quello che fanno tutti, fare ancora una volta quello che fanno tutti. Sono privi d’illusioni. Vedono il mondo così com’è, ma a costo di non poterlo più vedere come potrebbe essere. Per questo sono carenti anche dal punto di vista del dolore. Sono “induriti” in senso fisico e psicologico. La freddezza è uno dei loro tratti più spiccati: sono freddi nei confronti del dolore altrui, ma anche nei confronti di loro stessi.

(Theodor W.Adorno, La crisi dell’individuo)

GLI EFFETTI E LE CAUSE SECONDO BONDI

Sandro Bondi non andrà a Cannes perché verrà proiettata Draquila di Sabina Guzzanti. E lo stato del centro storico dell’Aquila, che Bondi avrebbe dovuto tutelare come uno dei più preziosi patrimoni d’Italia, una delle sue più belle e significative città, anche per le civiltà che l’hanno popolata e i flussi che l’hanno attraversata, nella sua qualità di Ministro dei Beni Culturali, non dovrebbe indurlo alle dimissioni?

ELEVATA E COMPROVATA ESPERIENZA

A quanto si capisce, leggi, procedure e regole sugli appalti sono così rigorose che il Governo dà l’esempio di cosa fare ai cittadini esentandosene. Da “Repubblica” del 9 maggio apprendiamo che la Protezione civile, con il placet del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, nel dicembre del 2009, “promuove a direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo Micciché, ingegnere argentino non solo in odore di mafia, ma soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del management di aziende specializzate nella ‘preparazione dei terreni per erbe e piante officinali’ e nelle ‘attività di parrucchiere per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure’. Epperò, già collega di cantiere, alla Maddalena, di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso”. L’ordinanza in base alla quale si è proceduto alla nomina aveva infatti raccomandato la scelta di “un soggetto di elevata e comprovata esperienza”.

CARTOLINA LO DICE DE SANTIS

Sempre secondo “Repubblica” del 9 maggio, così commenta al telefono la nomina di Miccichè Fabio De Santis, allora provveditore per le Opere pubbliche della Toscana: “Come cazzo si chiama… Micciché. Non ci posso credere… Non ci posso credere (ride)… Ma li mortacci. Quando lo vedo gli dico: ‘Siamo proprio dei cazzari… Siete proprio dei cazzari. Andate in giro a rompere il cazzo… Ma ti rendi conto? Quando siamo andati che ci stava pure Biondi, abbiamo fatto la riunione, siamo tornati in treno e ci stava pure Salvo Nastasi. Stavamo da soli e gli ho fatto: “Ma siamo sicuri di coso… il siciliano? Siamo sicuri che questo riesce a mettere d’accordo tutti? Perché un conto è fare un grande successo… La Maddalena per carità d’Iddio… un conto è fare il direttore degli Uffizi”.

PRITZKER PRICE A FUKSAS.

Bertolaso, che non cambia mai idea, ha deciso di cambiarla per una volta, dando voce a una vieta battutaccia che aveva pensato, senza avere il coraggio di dirgliela in faccia, incontrando Bill Clinton. Pritker Price a Massimiliano Fuksas!

ROSPI E ROSPONI

“ Al posto del Serpentone di cemento, una città giardino. Un quartiere nuovo di zecca che si estende su quaranta ettari, con duecento palazzine alte massimo cinque piani divise in corti in grado di accogliere fino a duemila famiglie. E poi piazze, giardini, scuole, negozi, supermercato, uffici, una chiesa, parcheggi, palazzetto dello sport e tram locale. Il mostro di cemento lungo un chilometro verrebbe abbattuto per lasciare spazio a quello che l’architetto Cristiano Rosponi, la mente del progetto, definisce un quartiere tradizionale, diviso in quattro “comunità urbane” delle stesse dimensioni dei rioni del centro storico … Il progetto del nuovo Corviale risale al 1997. Rosponi, presidente dell’Agenzia per la città, lo consegnò al consigliere regionale Fabio Rampelli (oggi deputato Pdl) il quale lo presentò all’allora candidato sindaco Pierluigi Borghini e a Teodoro Buontempo. Non a caso è stato proprio Buontempo, non appena nominato assessore regionale alla Casa, a rilanciare l’ipotesi” . Così scrive “Il Tempo” dell’8 maggio. Dell’architetto Rosponi non sapevo, sicuramente per mia colpa, niente; e sarei curioso di sapere chi l’abbia baciato per trasformarlo. Qualche indizio dalla parte conclusiva dell’articolo apologetico, che indica la possibilità “di ricorrere alla legge regionale sul Piano Casa per il recupero delle periferie che permette di realizzare il 40% di aumento di cubatura sulla base della superficie esistente demolita”, passando dai 1200 alloggi esistenti a “molto di più: circa duemila”.

PICCOLO TACCUINO ROMANO

Silvia Massotti, protagonista dell’ultima fase di “Controspazio” diretta da Marcello Fabbri, esperta di architettura ed arte, soprattutto fotografa, pubblica un “Piccolo taccuino romano” per le edizioni exorma. Un diario sentimentale, apparentemente capriccioso ed arbitrario, attraverso le immagini, che unisce pittura, architettura e città, dettagli che emergono dall’ombra grazie a tagli improvvisi di luce e visioni d’insieme, paesaggi segnati dal viadotto o dalle immagini pubblicitarie, il Pantheon, il Palazzo dei Congressi di Libera, la Piramide ed il Colosseo, i balconi della sopraelevazione di via Paisiello ed il Corviale, i piedi delle statue barocche che emergono dal buio delle chiese, le Naiadi e il Gasometro, alberi e graffiti poverissimi. L’analogia che mi viene in mente, più che con le tasche inesauribili di Eta Beta, è con “le pieghe” di Gilles Deleuze, da cui la città barocca per eccellenza estrae sé stessa.

Le cartoline sono redatte per la newsletter di Luigi Prestinenza Puglisi  /// http://www.presstletter.com/

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