Cartoline Giugno 2011 //// atto 2°
CARTOLINA PIU’ BIENNALE PER TOTTI
Nella Biennale curata da Bice Curiger faceva fragoroso contrasto il bulimico Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi. Che ha rinunciato ad assumersi il ruolo di curatore in ossequio alla trasformazione in dogma della prevalenza mediatica. Un po’ come le Facoltà di Scienze della Comunicazione si stanno mangiando i DAMS in tutta Italia. Invece di scegliere gli artisti da esporre, Sgarbi ha scelto trecento (numero che fu già fatale a Leonida a Pisacane e a Mel Gibson) VIP, a ciascuno dei quali ha delegato il compito di scegliere un artista. Porta un amico in Vodafone, ma Francesco Totti lo ha fatto con più spirito.
CARTOLINA BOTTAI
Daniela De Angelis prosegue i suoi studi sull’architettura e la cultura italiana durante il fascismo con il volume da lei curato per l’ISA “Pomezia” Bottai e la Mostra dell’Istruzione Tecnica del 1936 – ‘37 (Gangemi editore). Ogni ricerca costante merita una segnalazione, alla quale aggiungerei – a una prima veloce lettura – tre motivazioni particolari. 1) Gli architetti della mostra del ’36 allestita al Palazzo delle Esposizioni sono Guerrini, La Padula e Romano, autori importanti sia per la stagione delle mostre effimere allestite al Circo Massimo sia per l’E 42; e tra gli artisti utilizzati per la decorazione degli ambienti del Palazzo delle Esposizioni spicca Venanzio Crocetti (Chiesa dei Santi Pietro e Paolo all’E 42, e “città nuove” di Aprilia e Pomezia. 2) La De Angelis puntualizza la sintonia tra l’impostazione della mostra (è proprio Bottai a scrivere queste parole che si potrebbero attribuire ad Argan : “l’artigiano, dunque, crea il tipo. Il tipo non si improvvisa, ha una sua storia e questa storia umana non può comporsi che di fatti umani … e’ nell’impegno tecnico che si precisa la moralità dell’artigiano, come quella dell’artista…”) e la polemica contro l’idea gentiliano dell’arte – idealisticamente slegata da tecnica e utilizzazione produttiva – di filosofi come Galvano Della Volpe, che Bottai chiamò a collaborare a “Primato”. 3) La mostra segue la guerra coloniale etiopica e la proclamazione dell’Impero, ed ha un valore di modello, come volesse legare l’apice della popolarità di Mussolini – in Italia come in Africa o nel Dodecanneso – ad un nuovo ruolo della macchina nell’economia italiana.
CARTOLINA MURATORI
Alla Facoltà di Architettura di Roma la mattina, e nel pomeriggio all’Accademia di San Luca – curata da Giancarlo Cataldi e Franco Purini – si è tenuta mercoledì 8 giugno una giornata di studi su Saverio Muratori, identificato tout court con la didattica del progetto. Francesco Moschini, segretario dell’Accademia, ha scelto per sé la parte più difficile, la relazione sul rapporto tra Saverio Muratori e Aldo Rossi nel segno della lettura della città come testo fondante di ogni scelta di architettura. Mi colpisce ritrovare tra i relatori gli avversari delle mie scelte come studente alla Facoltà di Architettura, allora anche loro studenti. In particolare Mino Mini, che partirà proprio dalla relazione di Muratori al Convegno del Roxy che aprì l’anno successivo all’occupazione. O Giovanni Lucarino, con cui ho mantenuto rapporti più cordiali. Confesso la mia prevenzione: ascolterò con curiosità, ma penso che la didattica del progetto vada piuttosto, ancora oggi, ricercata in certe esperienze del movimento moderno, come quella che ha legato Das Neue Frankfurt, Ernst May ed i dibattiti dei CIAM sull’existenzminimum e sulla lottizzazione razionale… Non perché non siano attuali le letture tipologiche di Muratori su Venezia o Roma… Ma perché l’analisi deve poi sfociare nel progetto, ed il progetto – se non vuole trasformarsi in un simulacro di sale – deve saper guardare in avanti.