RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

Cartoline Giugno 2011 //// atto 1°

029OTTO CARTOLINE SULL’ALTARE DELLA PATRIA

1.

Il 4 giugno compie 100 anni il Monumento a Vittorio Emanuele II, inaugurato nel 1911 come momento topico dei festeggiamenti dei 50 anni dell’Unità d’Italia. Chissà se questa ricorrenza è stata inserita nel programma dei festeggiamenti per il 150°. Se lo è stato, lo è stato sicuramente in tono minore. Sic transit gloria…

2.

Nonostante l’ascensore fermamente voluto dal Ministro Rutelli, che porta in un istante in cima alla terrazza panoramica con tanto di bar che corona l’Altare della Patria, senza la fatica di percorrerne a piedi le interminabili scalee…

3.

All’inaugurazione del 1911 non poté essere presente l’architetto del Monumento, Sacconi. Morto di crepacuore dopo la vittoria dello scultore Chiaradia nel concorso per il monumento equestre. Cavallo e cavaliere pesantemente realistici, totalmente dissonanti dall’armonia neogreca della Terza Italia, dopo l’Italia romana e l’Italia rinascimentale, vagheggiata dal Sacconi… L’architetto dell’altro grande monumento della nuova Italia a Roma, Guglielmo Calderini, invece si suicidò per gli scandali che accompagnarono la costruzione del suo Palazzo di Giustizia… Altra coerenza, quella degli architetti d’allora…

4.

E tuttavia, la cosa più bella che oggi resta della vicenda della Patria di Marmo, sono le due foto scattate dopo la fusione del monumento. La bicchierata con gli operai, ed il vermuth con le autorità. Come descrivere meglio l’Italia di allora?

5.

Il Monumento era l’esito di ben due concorsi. Il primo annullato per la vittoria dell’architetto francese Nénot, contro cui insorse lo “sdegno dell’arte nazionale offesa”. I bozzetti furono esposti per un anno nel neonato Palazzo delle Esposizioni di Pio Piacentini, e trovarono un cronista d’eccezione, Carlo Dossi. Il suo I mattoidi al Concorso per il Monumento a Vittorio Emanuele sta per essere opportunamente ristampato.

6.

Tormentone del clima culturale degli Anni Sessanta e Settanta fu la demolizione del Palazzo di Giustizia e del Monumento di Piazza Venezia. Italo Insolera e Bruno Zevi ne erano i più fieri teorici. Qualcuno ne calcolò persino i costi e i benefici. Poi, chiara dimostrazione di come il clima fosse mutato, nel pieno degli anni di Craxi, il processo del 1986 si concluse con la sostanziale assoluzione del Monumento del Sacconi. L’Italia da bere era cominciata…

7.

La mia tesi di laurea del 1969 (che ho recentemente ritrovata e ripubblicata sulla rivista Disegnare) voleva essere un intervento leggero e dissacrante, costruendo sopra il Monumento piccoli padiglioni, strutture effimere, segni minimi di modernità… Poi il tema mi ha preso la mano ed ho finito per demolire tutto, sostituendolo con una grande struttura per esposizioni, dominata da vuoto piuttosto che dal pieno…

8.

Il mio relatore, Ludovico Quaroni, finì per realizzare quanto non ero stato capace di fare nel progetto del gruppo romano alla Triennale di Milano del 1987… Quaroni interveniva sull’attico che corona il Monumento, demolendolo parzialmente e trasformandolo in una rovina. Omologandolo così al paesaggio dei Fori romani. In questo modo, essendo partito dal centenario del Monumento, posso rendere omaggio al centenario di Quaroni, nato anche lui nel 1911…

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