Cartoline dicembre // 1
CARTOLINA DUBAI
Anch’io sono nel numero di quelli che si sono divertiti con Dubai. L’isola artificiale a forma di palma, e l’altra a forma di planisfero terrestre, Terra in miniatura, mi hanno strappato più di un sorriso. E’ stato costruito a Dubai il grattacielo più alto del mondo in carica, 550 metri, destinati a diventare 800. Ora apprendo dai giornali che l’enorme capitale finanziario impiegato, non generando sufficienti profitti, sta esplodendo nella crisi ed in un’enorme bolla speculativa. Non solo: se si mantengono i ritmi attuali di scioglimento dei ghiacciai, nel 2050 Dubai sarà sommersa dalle acque. Negli ultimi anni, chi più chi meno, abbiamo dunque ripiegato le sdraio sul Titanic?
CARTOLINA UNIVERSITA’
Insomma, che la riforma delle Facoltà di Architettura la debbano fare i Presidi, non lo credevo quando ero studente negli Anni ’60, e tanto meno lo credo adesso. I Congressi di Architettura non bastano, ci vuole un dibattito aperto, rivolto al pubblico (un tempo si sarebbe detto alla società). Le Facoltà di Architettura nascono in Italia negli Anni Venti, come sbocco di un lungo dibattito sulla formazione dell’architetto, nell’intenzione di riferirsi (come ci hanno mostrato i saggi di Paolo Marconi su Controspazio degli Anni Settanta), come alternativa anche professionale alla formazione dell’ingegnere edile, alla tradizione accademica franco – italiana, iniziata alla fine del Cinquecento con l’Accademia di San Luca e con Villa Medici. Negli Anni ’60 le Facoltà italiane erano ancora le stesse, come numero e come sedi (Venezia, Torino, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo) e come piani di studio a quelle degli Anni Trenta. Da allora, anziché arricchirsi misurandosi con i sistemi d’insegnamento generati dal Bauhaus (e dalla sua forzata diaspora), e dai successivi sviluppi post moderni (Eisenmann, Venturi, Kahn…), le Facoltà di Architettura (malgrado l’IUAV di Samonà, o Reggio Calabria di Quaroni, progetti culturali che avevano una loro coerenza, o le polemiche dimissioni di Bruno Zevi dall’Università), sono scivolate in una crisi sempre più grave. Si è rimasti a metà, tra riflessi quasi istintivi di conservazione, velleitari conati riformatori, e ricorrenti frenesie di super organizzazione burocratica, perdendo coerenza didattica e consapevolezza teorica. Troppe sono le domande che riguardano le Facoltà che restano senza risposta, a cominciare da una crescita del numero dei laureati molto oltre la media europea (mentre è esattamente l’opposto per le altre lauree…) per finire con i bassissimi livelli dell’investimento statale italiano nell’Università e nella ricerca (persino la costruzione di campus si è arenata…). Ma discutere di formazione (della sua qualità rispetto alla domanda e alla dimensione di questa) mi sembra un po’ astratto, se non si parla contemporaneamente (l’architetto è un progettista) dei progetti in cui i laureati futuri potrebbero essere impiegati. Gioco a formularne undici (siamo ancora nell’anno del futurismo, e 11 era in numero caro a Marinetti) :
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dissesto idrogeologico del territorio, qualcosa che richiama la conservazione e l’uso produttivo del territorio agricolo;
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il territorio è diventato in Italia una risorsa scarsa, che qualità debbono avere gli insediamenti umani per impedirne l’ulteriore consumo? Come far diventare il rinnovo il principale campo d’intervento dell’industria edilizia?
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deficit delle infrastrutture di trasporto;
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deficit delle infrastrutture di servizio;
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restauro paesaggistico;
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costruzione di un sistema dei parchi, naturali, letterari, archeologici, dei musei e dei beni culturali che ne proponga la conservazione, la fruizione scientifica, didattica, turistica, ricreativa, la valorizzazione e lo sviluppo, come elemento portante dell’identità nazionale;
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questione delle grandi città, la cui sicurezza va garantita attraverso le qualità specifiche della città, come una politica degli spazi pubblici, che ne innovi la tipologia, garantendone la qualità fondamentale di luogo d’incontro;
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la questione delle aree metropolitane, cioè della periferia diffusa;
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la nuova tipologia degli spazi, la nuova scala delle percezioni che parte dagli schermi del computer e del telefonino;
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la relazione dell’architettura con le arti visive e con tutte le forme della cultura urbana, dalla letteratura allo spettacolo;
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la funzione dello spazio urbano e della ricchezza che può generare nell’economia
CARTOLINA DUE TESI SUL SONNO
A.
L’energico uomo d’affari del nord, dopo alcuni giorni di permanenza romana, si sente vitalizzato, dedito ad una cadenza di attività lentissima rispetto alla sua abituale, subito è preso dalla diversa abitudine dei pasti ad ora tarda, e lunghi e di digestione complicata (…) In compenso dovrà adattarsi ad andare a dormire presto e rinunciare alle abitudini nottambule e stravaganti di altre città; abitudini che sono a Roma privilegio di una molto esigua minoranza: non appartengono al suo costume, Roma è una città che dorme dodici ore”.
LIBERO BIGIARETTI, Roma borghese, 1945.
B.
Io vivere vorrei addormentato dentro il dolce rumore della vita
SANDRO PENNA