RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

Cartoline Aprile 2011 //// atto 3°

torri eur 3TRE CARTOLINE PASQUALI

1.

CARTOLINA LE TORRI DI LIGINI, RENZO PIANO E MARIO DE RENZI

Gli scheletri delle due Torri del Ministero delle Finanze di Cesare Ligini sono ancora lì. Ridotte al grado zero, spogliate dei pannelli che le rivestivano (e che non erano quelli progettati originariamente dall’architetto, contrassegnati da un piccolo quadrato rosso al centro) hanno persino acquistato in bellezza. Segnale urbano equivalente, nell’era dell’automobile, alla porta nelle mura, rivelano la loro lieve asimmetria, una più avanti l’altra più indietro, dall’alto della discesa dal Palazzo dello Sport. Sapienza perduta del linguaggio dell’architetto, cui sono state sensibili personalità diverse come Borromini, Camillo Sitte, Gustavo Giovannoni, Ludwig Mies van der Rohe, Terragni… Al loro posto sembrano destinati a sorgere quattro grossi fabbricati ad L, condomini di lusso griffati Renzo Piano Workshop Building, appena un poco più bassi dell’altezza delle due torri demolite. Un’area visiva sostanzialmente chiusa, impenetrabile, amorfa perché non aperta a visioni differenziate della città di Roma che annuncia. In compenso, promette Renzo Piano, saranno “architetture ecologiche”, dove la decorazione coinciderà con la vegetazione, con benefici effetti per la salute di tutti.

Come diceva profeticamente il grande Mario De Renzi: “Dove non arriva l’architettura / arriva la verdura”.

2.

CARTOLINA IL LINGUAGGIO COMUNE SECONDO MIES VAN DER ROHE

“ …lo chiamo anche un linguaggio comune. Questo è ciò a cui sto lavorando. Non sto lavorando sull’architettura: io lavoro sull’architettura come linguaggio, e penso sia necessaria una grammatica per avere un linguaggio. E’ una disciplina. Dopo si può usare il linguaggio per scopi normali e per parlare in prosa. E se sei bravo puoi parlare una magnifica prosa, e se sei veramente bravo puoi essere un poeta. Ma è lo stesso linguaggio, questa è la sua caratteristica. Un poeta non produce un linguaggio differente per ogni problema. Non è necessario; egli usa lo stesso linguaggio, usa persino le stesse parole. In musica è lo stesso, e il più delle volte con gli stessi strumenti. Penso che sia lo stesso anche in architettura. “

(Il futuro dell’architettura, in Ludwig Mies van der Rohe. Gli scritti e le parole, a cura di Vittorio Pizzigoni).

3.

IL LINGUAGGIO COMUNE SECONDO MARIO DE RENZI

Il disegno, la materia ed il colore,

fanno l’arte dell’architettore.

CARTOLINE MINUZZOLO, IL BENE COMUNE E IL MIUR.

1.

Il “Minuzzolo” di Carlo Collodi appartiene ad un tempo visibilmente trascorso. Proprio per questa distanza temporale può commuovere, mostrandoci qualcosa la cui perdita genera rimpianto. Il concetto di “bene comune”, ad esempio, oggi ridotto al punto che si deve ricorrere al referendum per tentare di fermare la privatizzazione dell’acqua… Collodi lo spiegava con gli esempi più semplici. Nel capitolo intitolato “La smania della distruzione”, con la storia di Gosto che “quando si vuol cavare il capriccio di far delle figure col carbone, le va sempre a fare sulla facciata della casa del Municipio; e così è sicuro che nessuno lo sgrida e nessuno gli fa ripagare le spese”. Secondo Minuzzolo, aveva più giudizio di lui e dei suoi fratelli, che “avendo fracassati i cani di terracotta sul cancello del giardino” di un vicino erano stati costretti dal babbo a ripagarli con i soldi dei loro salvadanai. “Ho capito! – soggiunse il babbo. – Gosto dev’essere uno di quei birichini (e dei birichini come lui, disgraziatamente ce n’è un moscaio), i quali si figurano di poter sciupare, senza rimorsi, una fontana pubblica, o tirare un sasso nel naso a una statua, o danneggiare gli alberi piantati sul passeggio, o rompere i lampioni e i cartelli sulle strade… provatevi, difatti, a sgridarli e sentirete che vi rispondono: “O che male c’è a sciupare questa roba? Questa roba qui l’è del Governo o del Municipio, dunque gli è lo stesso che la non sia di nessuno: e allora la si può sciupare allegramente!…” (…) – La mi pare una risposta da ignoranti, – disse Gigetto. – E da grulli, – aggiunse Adolfo. – Un risposta che non la darebbe nemmeno Baffino, – disse Minuzzolo. – Bravissimo! Nemmeno Baffino, – gridò con enfasi il babbo – perché anche Baffino, sebbene sia un ciuco di quelli con quattro gambe, capirebbe subito che quando ci siamo cavati il gusto di danneggiare i monumenti pubblici, gli alberi del passeggio, i lampioni e i cartelli delle strade, tocca poi di santa ragione al Governo o al Municipio a ripagare i guasti e le rotture. E il Governo e il Municipio lo sapete con quali quattrini pagano ? – Altro s lo so! – gridò Minuzzolo – pagano coi quattrini delle tasse, ossia pagano coi quattrini delle nostre tasche, insomma pagano coi quattrini di tutti noi.

2.

“Minuzzolo” di Collodi si fregiava in copertina della scritta “Libro approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione”. Oggi bisognerebbe spiegare a che è responsabile di quel Ministero che, oltre alle fontane pubbliche, ai nasi delle statue, agli alberi, ai lampioni ed alle targhe stradali fa parte del bene comune il sistema dell’istruzione pubblica, che si guasta se gli si negano i finanziamenti, con danni permanenti dal costo sicuramente molto maggiore di quei quattrini che si crede di risparmiare lesinandoli…

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