RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

Basaglia

basagliaMi sono incontrato con Basaglia al Convegno di Arezzo Psichiatria e Buon Governo del novembre 1979. Anzi, qualche mese prima, a casa di Raffaello (Lello) Misiti, con cui il mio assessorato portava avanti delle ricerche sul comportamento delle scimmie allo Zoo, di cui ero assessore.

Dopo la “180”, Basaglia era diventato responsabile dei servizi psichiatrici della Regione Lazio, anche per essere più vicino al centro del potere subito dopo l’approvazione della legge. Associare Psichiatria e Buon Governo (penso all’affresco del Lorenzetti a Siena) vuol dire non limitarsi alla “180”. La logica dell’inclusione nella società anziché della segregazione valeva non solo per l’assistenza psichiatrica, ma per altre categorie deboli ed a rischio: per la tossicodipendenza, per gli handicap, per gli anziani, per il carcere, per gli emarginati in genere.

Un atteggiamento mentale che corrispondeva a quello per cui l’Estate romana, l’invito ad uscire la sera anziché chiudersi in casa, l’apertura anziché la repressione, era stato un fatto centrale nella lotta al terrorismo (qualche anno dopo i Carabinieri di San Lorenzo in Lucina mi avrebbero comunicato che il mio nome era in una lista di bersagli delle BR). Il ’79 era stato un anno cruciale per l’Estate Romana: Castelporziano, 30.000 giovani sulla spiaggia per ascoltare i poeti, il 21 giugno; Ballo, non solo a Villa Ada; il Circo in Piazza a via Giulia e piazza Farnese; infine Parco Centrale a settembre. Psichiatria e Buon Governo mi appassionò al punto che non rientrai a Roma per la morte di Paparelli, tifoso ucciso in curva Nord da un razzo (cosa che mi costò giustamente l’assessorato allo Sport).

Con Basaglia progettammo un’invasione del Santa Maria della Pietà (fare entrare la città, non solo fare uscire i ricoverati), da parte di madonnari, mangiafuoco, clown, equilibristi – in una parola, un’altra specie di “matti”. La morte di Franco nell’agosto dell’ ’80 interruppe il progetto. Non interruppe la realizzazione di una mostra, Inventario di una psichiatria, che si inaugurò a giugno dell’81 a Palazzo Braschi, curata da Maria Grazia Giannichedda, Paolo Crepet e Emery Taramelli. Anche di questa mostra avevamo discusso assieme a Franco: doveva essere davvero l’inventario della vecchia psichiatria, fino a esporre reperti della vecchia concezione positivista provenienti da Reggio Emilia. Divenne una mostra sul “diverso”, con le fotografie di Diane Arbus che la Giannichedda andò a prendere a Boston, di Raymond Depardon, Mario Giacomelli. L’allestimento – che fu premiato da Time Life – era di Nino Dardi. Debbo aver conservato il catalogo da qualche parte. La mostra fu inaugurata dal sindaco Luigi Petroselli, che fece un sacco di domande, progettò di dar vita ad una struttura “basagliana” presso il suo Gabinetto, e pronunciò un commosso discorso.

Pochi mesi dopo, purtroppo, anche Petroselli sarebbe “caduto sul lavoro”. Contemporaneamente alla mostra ci furono delle iniziative culturali nel Santa Maria della Pietà. Teatrali, “La vita quotidiana” di Rilke messa in scena da Italo Spinelli, un video di Alessandro Figurelli e Aliki Troumopoulos girato negli spazi usati ancora come manicomio. Bandimmo anche un concorso d’idee “Che fare del Santa Maria della Pietà”, aperto anche alle scuole, che giudicammo con molto ritardo, solo nell’ ’84 o addirittura nell’ ’85. Nell’ ’85 arrivò anche Marco Cavallo in Campidoglio. Volevamo metterlo sul piedistallo allora lasciato vuoto dal Marco Aurelio, non ci riuscimmo e qualcuno lo lasciò fuori delle stalle del Mattatoio. Qualcuno gli dette fuoco, e dovette rinascere dalle sue ceneri. Qualcosa allora si era interrotto; ed è bello che, come l’Araba Fenice, quel clima oggi sembri rinascere .

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