Appello per le dimissioni di Bondi

l’Altro, 13 Agosto 2009
Chissà se l’innocuo terzino Ernesto Galli della Loggia, abituato a costruire editoriali che sfiorano la polemica evitandola accuratamente, poteva mai immaginare non solo di irritare Alberto Abruzzese (che l’ha giustamente criticato ieri su l’Altro, ma di scatenare l’ira del mite Bondi (che, abbiamo avuto modo di vederlo in TV, quando abbaia morde…)… Probabilmente tutto avrebbe voluto ma non questo, visto che finora ha rinunciato alla replica… Nel rispondere a Galli della Loggia Bondi perde ogni controllo, e si lascia andare ad affermazioni estremamente gravi. Galli della Loggi segnale che la Treccani, la Crusca, i Lincei, la Dante Alighieri, sono in “gravi difficoltà”? Il ministro risponde che il loro ruolo va “ripensato alla luce di come il mondo è cambiato”. E com’è cambiato, questo mondo? Nello “stato nascente” – che secondo Bondi contraddistinguerebbe la politica oggi – “si sta preparando una nuova generazione di intellettuali e politici”. L’elenco è veramente impressionante: Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Fare Futuro di Gianfranco Fini, Free foundation di Renato Brunetta e Franco Frattini, Nova res publica “animata anche da Giulio Tremonti” (“un intellettuale nel senso più profondo del termine”), la non meglio conosciuta Formiche, Arel di Enrico Letta ed infine (annunciata per settembre) Erasmo3000 (“che seguirò in prima persona con Mariastella Gelmini”). Cinque ministri, un Presidente della Camera, più le formiche ed Enrico Letta: personalità che è difficile definire indipendenti, autorevoli per carisma e prove intellettuali… Sostiene Bondi, volutamente tranchant, che “una cultura incapace di farsi politica rischia di volgere al velleitarismo o farsi inutile e pedante piagnisteo”. Non va apprezzata per la propria autonomia, al contrario… Bondi ammettere, per pura teoria, che ”la critica sia la principale funzione della cultura”; ma questa, denuncia, è anche la caratteristica “di una cultura incapace in generale di slegarsi dai retaggi marxisti”. Per il Ministro, “la migliore cultura politica nel senso vero del termine” sono gli elencati “think thank che danno un sostegno alla politica”. Bondi proclama la sua rivoluzione culturale, di cui sono noti gli antecedenti, dalla lotta al “culturame” ai “panni sporchi” di Andreotti, dal nazionalsocialismo di Goebbels a Stalin, da Gheddafi a Pol Pot, invitando a misurare la cultura “in base ai successi ottenuti, alle cose realizzate, non solo alle demolizioni portate a compimento”. Da qualunque punto di vista, dovrebbe perciò presentare le proprie immediate dimissioni. Se si è dalla parte di quei conservatori che preferiscono Dante, i Lincei, la Treccani e persino la Crusca a nuovi filosofi come Quaglieriello, Fini, Brunetta, Frattini, Bondi e Gelmini… E soprattutto se si prende alla lettera il suo stesso invito a giudicare in base alle “cose realizzate”. Tra queste, la rivendicata riforma del ministero dei Beni Culturali, “operante da pochi giorni”, istituisce una velleitaria “Direzione per la valorizzazione” (povero soldato Resca, a cui viene affidato l’ambiguo compito di non seguire più “solo un’idea conservativo museale” ma di imprimere “un forte slancio verso la valorizzazione del nostro patrimonio”!), mentre sicuramente “porta a compimento” la “demolizione” della Direzione per il paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea. Di taglio in taglio, di umiliazione in sottrazione di competenze, di mancato concorso in mancato adeguamento delle retribuzioni, si sta demolendo la rete (quando non ci sarà più, sicuramente la rimpiangeremo) delle Sopraintendenze e degli Istituti Centrali, orgoglio italiano, che era stata costruita in decenni dal lavoro di Ranuccio Bianchi Bandinelli, Guglielmo De Angelis d’Ossat, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, e tanti altri… E’ difficile pensare che Bondi possa dimettersi spontaneamente. Bondi furioso è capace di trasformare quella che sino a ieri appariva dai suoi stessi sospiri una sconfitta (il mancato reintegro del taglio al FUS) in un successo strategico, rivolto “a spezzare quel perverso legame tra cultura e politica … che si fortifica attraverso il finanziamento diretto di alcuni settori della cultura (cinema, spettacolo…)”, passando “dal finanziamento diretto a quello indiretto mediante l’attivazione di sistemi di defiscalizzazione”. Di là dal merito di queste sue considerazioni, che si riassumono nella rinuncia totale e preventiva a qualsiasi forma di cinema, teatro e spettacolo pubblico, ci sarebbe da osservare che i tagli sono immediatamente effettivi, mentre i “sistemi di defiscalizzazione” esistono (forse) solo nei progetti del think thank Quagliariello, Fini, Brunetta, Frattini, Bondi, Gelmini… La riforma per tagli immediati, equivalente all’antico modo di buttare in acqua il bambino per insegnargli a nuotare, oltre i Beni culturali e lo spettacolo interessa già l’altra pensatrice di Erasmo 3000, Mariastella Gelmini, sinora nota per l’egìda ed il trasferimento a Reggio Calabria per gli esami di abilitazione (oltre che per i meriti personali che Berlusconi ha apprezzato…), che la sta già applicando alla scuola e all’Università… Invito perciò tutti quelli che condividono il mio allarme a firmare la richiesta di dimissioni di Bondi da ministro, per palese incompatibilità con le caratteristiche essenziali della cultura, l’ indipendenza, l’autonomia, la ricerca della verità.