RENATO NICOLINI

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Adesione alla mozione Marino

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l’ Unità domenica 13 settembre 2009
Ho deciso di aderire alla mozione Marino. Franceschini ed anche Bersani guardano troppo, quasi esclusivamente, all’interno del PD. Il Congresso rischia di limitarsi alla costruzione di una maggioranza inevitabilmente segnata dalla tattica delle alleanze, e dunque costituzionalmente debole. Il Congresso deve invece parlare al Paese: che senso avrebbe, se non fosse così, la scelta di farlo concludere, dopo la Convenzione dell’11 ottobre, da primarie aperte al voto di tutti? Non solo è il primo Congresso, ma è il Congresso “fondativo” del PD; deve fare quello che la pletorica Costituente, travolta dal voto anticipato, non ha mai fatto. Di uno dei difetti costitutivi del PD si è già molto parlato: quella vocazione maggioritaria che si è immediatamente trasformata in presunzione di autosufficienza, e nella tendenza non solo ad ignorare le alleanze, ma a prendere le distanze da tutta la tradizione della sinistra italiana, andando indietro nel tempo da Prodi alle “giunte rosse” al ’68 al PCI… Bisogna al contrario essere capaci di giudizio critico ma restando orgogliosi della propria storia. Ammainando le bandiere non nasce qualcosa di nuovo, ma qualcosa di forzato e di artificiale.

Le due questioni che il PD deve porre al centro della propria discussione mi sono sempre sembrate,anche quando ho deciso – troppo tardi per raggiungere le firme necessarie – di autocandidarmi alla Segreteria, la concezione della democrazia ed il ruolo centrale del lavoro intellettuale e della cultura.

Penso che non dobbiamo dimenticarci delle grandi esperienze degli anni Sessanta (dai Consigli di fabbrica al ’68) e della stagione delle “giunte rosse”, che partivano dal nesso inscindibile tra conflitti sociali (che non vanno negati o occultati ma governati) ed istituzioni democratiche. La democrazia non è una questione di “wishful thinking”, o di semplice uso del “noi”. L’attenzione della mozione Marino al tema dei diritti è un fondamentale punto di partenza. E’ forse proprio dal ’68 che la politica ha tentato piuttosto di adeguare la richiesta di diritti e libertà alle proprie necessità, che non rimettere in gioco il proprio potere. Solo partendo dalle esigenze di libertà e di riconoscimento dei propri diritti dei singoli si può efficacemente contrastare la deriva autoritaria che mina l’Italia di oggi, in cui il leader non solo decide per tutti ma sembra pretenda di vivere per tutti gli altri, relegndoli al ruolo di spettatori.

Ho avuto l’impressione di una centralità della cultura partecipando alla manifestazione contro i tagli al FUS. Ho avuto insieme l’impressione di un grave disinteresse della politica, incapace di collegare quei tagli allo smantellamento del Ministero dei Beni Culturali, alla soppressione della PARC, alla criminalizzazione delle Università, al massacro del bilancio della Scuola pubblica, alla riduzione della RAI a partner subalterno di Mediaset, alla non troppo strisciante fine del teatro e del cinema pubblico, alla generale mancanza di rispetto per autonomia, diversità, dialogo, del potere verso tutti, dalla magistrati ai giornalisti alle donne. La mozione Marino propone – non mi pare facciano così le altre – di riportare gli investimenti dello Stato alla soglia minima dell’1% del bilancio dello Stato. Mi basta, perché penso di essere capace di dare spessore e concretezza a questa frase nel corso del dibattito congressuale.

Renato Nicolini

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