RENATO NICOLINI

il blog ufficiale di Renato Nicolini

ABS11 // La tendenza

Abstract 11 // Corso Teoria dell’Architettura 2010

Negli Anni ’60 si afferma in Italia, con centro nell’IUAV, la cosiddetta “tendenza”. Mi dispiace particolarmente di non aver conservato nemmeno una copia di quei Quaderni di Progettazione dell’IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) , che allora conobbero una diffusione straordinaria soprattutto nelle Facoltà di Architettura, dove erano usate a fini didattici. Così fu per il corso al primo anno di Mari Fiorentino, di cui ero assistente assieme a Gabriele De Giorgi, Gaia Remiddi, Giuseppe Cappelli, Roberto Secchi e Fabrizio Sferracarini. Sarebbe bello che il preside dell’IUAV, prof. Giancarlo Carnevale, ne approntasse una ristampa…

Attraverso quei quaderni, venne diffusa un’informazione per quei tempi molto documentata (ovviamente tendenziosa) sui modelli razionalisti (e non solo: erano inseriti in quella tradizione esperienze come il Karl Marx Hof di Vienna, e le esperienze della “Vienna socialdemocratica” che impegnò nella progettazione di case popolari anche Adolf Loos) di progettazione riferita alla città. Il progetto urbano ha in quei quaderni la sua origine, prima di irrigidirsi in una posizione sostanzialmente burocratica, di mediazione tra gli ICAR.

La tendenza ebbe diffusione europea, influenzando in modo particolare l’architettura spagnola, negli anni di fuoriuscita dalla stagnazione franchista. Barcelona in particolare – attraverso Oriol Bohigas, etc. – prende la “tendenza” italiana come modello di riferimento. Questo è particolarmente evidente negli interventi sul barrio chino – su cui non sarà operato il restauro conservativo che spesso paralizza l’Italia (vedi i Quartieri Spagnoli a Napoli), ma interventi di sostituzione con conservazione della tipologia. La conservazione viene applicata non all’edificio, ma alla tipologia – nel senso (Aldo Rossi) di “tipologia formale”. La tendenza troverà molti padri, a partire da Aldo Rossi (L’architettura della città) e da Vittorio Gregotti, cui forse si deve la prima formulazione della coppia “tipologia edilizia – morfologia urbana”. A questi si aggiungono: il “progettista urbano” Marcello Piacentini – le cui architetture, in sé abbastanza banali per lo sforzo di mediazione che le caratterizza, assumono un valore molto più stimolante in relazione alla città. Piacentini è progettista di “recinti urbani” (la città universitaria di Roma), di “tipologie urbane” (il passaggio dal villino alla palazzina a Roma), di “edifici-facciata” dal chiaro valore urbano (i Palazzi di Giustizia di Milano e Messina), di edifici snodi urbani (il Museo di Reggio Calabria); Saverio Muratori storico della “operante storia urbana” di Venezia (da cui si rintraccia, con maggiore efficace che nelle formulazioni in fondo solo verbali di Gregotti, la matrice della forma urbana nella persistenza del tipo); Ludovico Quaroni teorico del “town design”; Giuseppe Samonà, cehe dell’IUAV è lo storico preside. La “tendenza” veneziana degli Anni Settanta comprende Carlo Aymonino, Nino Dardi, Luciano Semerani, Gianugo Polesello. Va ricordato il libro di Carlo Aymonino, Angelo Villa, Fabbri su Vienna e Parigi come modelli di capitale del XX° secolo (Officina edizioni).

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